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Blasi (PD) da 70 a 60 consiglieri regionali in Puglia

Lunedì in Consiglio regionale procediamo ala riduzione del numero di componenti di quell’assemblea, così come mi ero impegnato a fare a maggio 2010. E’ solo un esempio del lavoro che ho svolto in questo anno e mezzo da segretario regionale, per tirar fuori dal pelo dell’acqua questo Pd, liberarlo dalle logiche personalistiche, farlo diventare uno strumento dell’interesse dei cittadini della Puglia. Non sarà il caso di ricordarlo, di valorizzare il ruolo dei tanto vituperati partiti? Sergio Blasi, segretario regionale dei democratici, naturalmente risponde di sì, che è il caso di valorizzare quel ruolo. E di ricordarlo anche a chi, nella classe dirigente, litigando, polemizzando, escludendo le donne dai ruoli di governo, tradisce le aspettative degli elettori. Abbiamo già visto fallire esperienze di governo nel Sud: in  Calabria, in Campania, il centrosinistra pugliese ha grandissime responsabilità. Dimostrare che è possibile governare il Sud.

 

Segretario Blasi, soffia forte il vento dell’antipolitica, anche in Puglia. Lei, componente della classe dirigente, come risponde a chi ce l’ha con la “casta”?

Ci sono due aspetti in questo gran parlare di costi della politica. Il primo: mentre si chiedono sacrifici enormi a tutti gli italiani, perché una specialissima categoria di italiani, i politici, dovrebbero essere esentati dal pagare? E’ giusto invece invocare tagli alla spesa pubblica.

 

Infatti in tanti ora chiedono al presidente Vendola di ridurre la sua indennità.

E hanno ragione. Non servirà dal punto di vista contabile, certo. Ma a volte chi ha compiti di responsabilità deve dare l’esempio. Per ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini.

 

L’altro aspetto qual è?

Parlare della “casta” è un’arma di distrazione di massa: serve a far sparire dal dibattito pubblico lo stato di crisi in cui versa questo Paese. E la manovra che, incidendo direttamente sul ceto medio, mette in ginocchio l’Italia.

 

Comunque lei è per la riduzione dei costi della politica.

Io sono quello che ha presentato l’ordine del giorno in cui chiedevo ai colleghi consiglieri regionali di rinunciare al recupero di quel 10 per cento tagliato nel 2006: non importa se se ne ha il diritto giuridico, non se ne ha il diritto politico e giuridico.

 

Da segretario del partito di maggioranza relativa, che pensa delle frequenti polemiche tra i due massimi rappresentanti del centrosinistra pugliese, Emiliano e Vendola?

Non servono. Le persone sono stanche di assistere ai violenti scambi di accuse tra esponenti della classe dirigente, più impegnati a competere su chi ha i bicipiti più allenati, che a discutere su progetti e obiettivi. Il litigio continuo stanca, allontana dalla politica.

 

Vendola ed Emiliano, però sembrano avere punti di vista diversi nel merito delle questioni: lei è il sindaco della Taranta, che pensa della polemica sull’utilizzo dei fondi Fesr? Ha ragione Emiliano che accusa l’amministrazione Vendola di non saperli spendere per una politica culturale di successo?

Fino al 2005 l’unica politica culturale regionale era quella dei contributi a pioggia. L’amministrazione Fitto non dava un euro per la Taranta, manifestazione – mi si consenta di dirlo – più innovativa nell’Europa degli ultimi quindici anni, come veicolo di promozione del territorio. Non lo dico io, ma due libri usciti nelle ultime settimane, come l’autobiografia di Stewart Copeland. Questa amministrazione, invece, ha avviato un lavoro per fare della cultura una delle infrastrutture su cui regge lo sviluppo. Come le strade e le fogne. Invece di far polemiche su singoli eventi, ragioniamo insieme: la giunta Vendola sta riuscendo nell’obiettivo o no?

 

Vendola, d’altro canto, ha pubblicamente criticato Emiliano per la scarsissima presenza di donne nella sua giunta?

Primo, il contributo delle donne è un valore in sé: chi ne fa a meno, fa un danno alla sua attività di governo. Secondo, la parità di genere è imposta da leggi, statuti degli enti e del Pd, programmi elettorali: chi non vi sia attiene si dimostra inaffidabile.

 

Emiliano dice di aver accolto, per le nomine nelle aziende, le indicazioni dei consiglieri comunali.

A me non piace il manuale Cencelli. E seguirlo non è l’unico modo di fare le nomine: l’abbiamo dimostrato o no, proprio noi del Pd, imponendo un cambiamento epocale nella scelta dei direttori delle Asl?

 

A proposito di sanità, alla luce di quel che sta accadendo a Milan, non è stata avventata la scelta della Regione di collaborare con il Sa Raffaele?

La Regione ha tentato di portare qui un centro di eccellenza. All’epoca tutti hanno plaudito alla scelta. Oggi scopriamo cose prima non note. Vediamo se è il caso di cambiare rotta. Ma il presupposto, dare un centro di ricerca di eccellenza a un territorio violentato come quello di Taranto, era giusto.

 

Fonte: pagina 2 Corriere del Mezzogiorno

Data: Domenica 24 Luglio 2011

Intervista di Adriana Logroscino

Pubblicato il 25/7/2011 alle 20.34 nella rubrica Diario.

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