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Formule magiche. Processo breve.

Inutile premessa. Il dibattito sulla giustizia degli ultimi mesi è dominato da due tesi. La sinistra, e con essa una parte del Paese, è convinta che Berlusconi ed il suo esecutivo siano alla ricerca dello strumento migliore per evitare processi ed eventuali condanne. La contro-tesi della destra vuole che i tanti processi a carico del presidente del Consiglio siano il frutto di una persecuzione giudiziaria che parte dalla necessità (politica) di indebolirne la sua forza. Ciò premesso, focalizziamoci su altro.

L'ultima proposta del centrodestra in tema di giustizia prende il nome di “processo breve”. Facciamo finta di essere elettori svincolati da convinzioni politiche e quindi di non essere preliminarmente né di destra né di sinistra; fingiamo di non capire assolutamente nulla di diritto e di funzionamento della giustizia e di non interessarci alle discussioni sui temi politici. Fingiamo quindi di trovarci nella posizione in cui si trovano milioni di italiani che non sono né di destra né di sinistra, si informano poco di politica e sono scarsamente appassionati di diritto.


Al posto di quei tanti milioni di italiani saremmo istintivamente d'accordo con l’introduzione del “processo breve” perché partiremmo dalla convinzione (veritiera) secondo cui “i processi in Italia durano troppo”. Saremmo tanto più favorevoli se, come molti italiani, fossimo impelagati in processi lunghi ed annosi per cause condominiali o inezie del genere. Saremmo d'accordo con la proposta senza conoscerla. La chiave di volta del processo di allineamento con la linea del governo sta nell'accostamento delle due parole "processo" e "breve". La formula ha un altro merito. Far passare per inutile brontolone chiunque osi mettere in discussione la bontà del "processo breve" o, ancor peggio, tenti di discuterlo nel merito.


Giuseppe Spadaro

Pubblicato il 16/11/2009 alle 15.9 nella rubrica giuseppe spadaro.

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