Blog: http://murocontromuro.ilcannocchiale.it

Dal Lingotto al Congresso. Col terzo candidato.

Dopo i ballottaggi di Domenica e Lunedì è iniziata, per il partito democratico, la fase pre-congressuale. Il primo a candidarsi - a segretario - è stato Bersani. Anche Franceschini, successore di Veltroni, ha fatto sapere di correre per la riconferma. Ieri, Sabato 27 Giugno, il gruppo da cui potrebbe scaturire la terza candidatura ha organizzato al Lingotto di Torino un’assemblea in vista del prossimo congresso. Il gruppo dei “Piombini” (dal luogo dove si è tenuto il primo incontro) è composto di  diverse personalità. Ne fanno parte Pippo Civati, Luca Sofri, Sandro Gozi, Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Marta Meo, Debora Serracchiani. Insieme per liberare il partito dai complessi del passato. Insieme per provare a svecchiare il partito.

L’idea dei "piombini" è di promuovere la candidatura a segretario di Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino porterebbe un notevole valore aggiunto. Permetterebbe di aprire un fronte competitivo con gli altri due. In caso di rifiuto di Chiamparino sono al vaglio altre candidature. Debora Serracchiani, salita mesi fa agli onori della cronaca, eletta europarlamentare. Inciso: dal vivo ho confermato l’impressione che c’è qualcosa di lei che non mi convince. Pippo Civati, anni trentaquattro, ispiratore del gruppo. Consigliere regionale lombardo sarebbe per profilo la scelta più coerente. Difetta però di popolarità nazionale per cui rischia la fine dell’outsider dallo zero virgola qualcosa. Ignazio Marino: candidatura di livello. Ieri, nel suo intervento, ha posto l’accento sul tema dei diritti civili. Ha ribadito la necessità per il partito di avere posizioni chiare su temi fondamentali come sul caso di Eluana Englaro.

Cosa non convince di Franceschini e Bersani?
Franceschini: con la sua guida si riproporrebbe il problema che ha causato l’ingloriosa uscita di scena di Veltroni. Avrebbe difficoltà nel prendere posizioni a causa delle diversità di veduta dei gruppi che lo sostengono. Tranne la distinzione tra vecchio e nuovo, dove lui sarebbe il nuovo, non riesce a dire altro. Ieri ha detto: “dobbiamo discutere e decidere”. Tanto piacere. Bersani: ha idee più definite. Durante la gestione Veltroni ha coniato, con accezione negativa, l’espressione di partito liquido. Vorrebbe quindi organizzare un partito radicato sul territorio. Domanda: cosa differenzierebbe il Pd dalle passate esperienze finto-socialdemocratiche italiane come Pds e Ds? La spina dorsale del gruppo Bersani sembra identica, anche negli uomini che la rappresentano nei territori, alle passate esperienze. A chi risponderebbe meglio così c'è da obiettare che con le vecchie formule non si è mai superato il venti per cento. Il Pd è nato per andare oltre. Qui si apre il tema-alleanze su cui ci sarebbe da discutere. Con Bersani stanno cattolici-democratici come Enrico Letta con cui la sintonia è affinata su temi di natura economica.

Perché una terza candidatura?
Con più proposte qualificate si favorirebbe una chiarezza di identità. A congresso concluso sapremmo chi siamo e cosa vogliamo. Seconda ragione, altrettanto importante. Va sottratto il partito ad un dualismo dannoso per tutti. Nei prossimi giorni se ne saprà di più. Per ora è bene mettere in risalto la vivacità del dibattito. Si attendono le piattaforme programmatiche con cui valutare con attenzione le varie proposte. In assenza di una terza autorevole candidatura la scelta, per me, cadrebbe sull'opzione di partito di sinistra. Perché il partito democratico è il partito della sinistra italiana. Contribuiamo a renderlo un moderno partito di sinistra. E il gioco è fatto.

Giuseppe Spadaro

Pubblicato il 28/6/2009 alle 14.7 nella rubrica giuseppe spadaro.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web