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POLITICA
18 aprile 2009
Referendum per abolire i referendum
Nella trasmissione radiofononica "Parliamo con l'elefante" di Giuliano Ferrara, in onda il 16 aprile, su Radio24, un deputato leghista ha spiegato le ragioni per cui il suo partito si è opposto all'idea di unire referendum ed elezioni amministrative del 6 e 7 giugno. Se è vero che non è mai accaduto, nella storia della Repubblica, di accorpare in un'unica consultazione elettorale referendum ed amministrative, è vero anche che, in un momento di crisi economica mondiale e di grave difficoltà nazionale dopo un terremoto, risparmiare 100 milioni di euro (se non 400 milioni) dovrebbe far prevalere gli interessi di una nazione su quelli di una forza politica che rappresenta l'8% dell'elettorato. L'obiettivo della Lega viene accettato senza problemi: evitare di dare vantaggio nel raggiungimento del quorum ai promotori del referendum con l'election day.

Dal maggio 1974 al giugno 1995 gli italiani hanno votato nove volte per i referendum e solo una volta il quorum non è stato raggiunto. Dal giugno 1997 al giugno 2005 abbiamo avuto cinque consultazioni referendarie ed in nessuna si è raggiunto il quorum. Accettare il fatto che uno schieramento politico impedisca, o, come in passato, sponsorizzi di disertare le urne col beneplacito dell'opinione pubblica non è più tollerabile. Non è tollerabile da una comunità di individui che è disposta a finanziare - inutilmente se non si raggiunge il quorum - una macchina organizzativa che consente di utilizzare uno strumento di consultazione democratica popolare. Se è vero che nella gente c'è un considerevole disinteresse alla vita politica nazionale (come il non raggiungimento del quorum negli ultimi cinque referendum potrebbe dimostrare), è vero anche che in questi ultimi anni si avverte una forte crisi di rappresentanza in Parlamento. E non solo in Parlamento. Sgarbi sindaco di Salemi cosa c'entra con la Sicilia (sono tanti gli amministratori locali con residenza solo essere diventati sindaci di una città o di un paese).

Uno dei quesiti referendari, il terzo, pone agli italiani una domanda importante. Si chiede che venga abrogata la possibilità di candidature multiple e quindi di consentire ad un candidato, presente in più circoscrizioni, eletto, di imporre uomini o donne nei seggi a cui rinuncia. Per maggiore chiarezza cito dal sito degli organizzatori del referendum:

"Oggi candidature in più circoscrizioni (anche tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il "plurieletto"). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati "non eletti" della propria lista in quella circoscrizione gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se sceglie per sé il seggio "A" favorisce l´elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione "B"; se sceglie il seggio "B" favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione "A". Nell´attuale legislatura il fenomeno di dimensioni patologiche, coinvolge circa un terzo dei parlamentari. Un terzo dei parlamentari è scelto dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventa parlamentare per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione!"

Potrebbe essere un dubbio legittimo pensare che le candidature multiple alimentino questa crisi di rappresentanza o no? La Lega spinge all'astensionismo e lo fa probabilmente perchè il primo ed il secondo quesito referendario chiedono:

"l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi." Tutto questo innalzerebbe le soglie di sbarramento, impedendo la frammentazione in Parlamento con la presenza di piccoli partiti (4% alla camera ed 8% al senato). La Lega, ovviamente, non avrebbe più il peso politico che ha ora perchè la lista vincente, mettiamo il caso il PDL, potrebbe farcela con l'eventuale premio di maggioranza. In pratica l’affermazione dei quesiti referendari semplificherebbe l’offerta politica e renderebbe stabile il sistema politico.

http://www.referendumelettorale.org

Articolo a cura di Giuseppe Daleno



permalink | inviato da murocontromuro il 18/4/2009 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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