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9 ottobre 2009
Obama non ha diritto di ricevere il Nobel per la pace di G. Diella
Obama Nobel per la pace? E io sono il Papa. Questa sarebbe stata la mia reazione se avessi sentito, anziché letto, questa notizia. Con la premiazione di Barack Obama anche quello che viene descritto e citato come il riconoscimento più prestigioso scade e cede alla logica della spettacolarizzazione della politica. Obama non ha nessun diritto per ricevere questo premio. Il Nobel per la pace è il riconoscimento più nobile tra i Nobel. Da non sottovalutare affatto, perchè non si consegue a seguito di risultati tangibili. Ma l'intangibilità dei risultati non è da confondere con l'inconsistenza. Perchè se a Obama è attribuito il premio Nobel per la pace significa che lo mettiamo di fianco a gente come Nelson Mandela, senza dimenticare che Mahatma Gandhi (candidato per ben 5 volte dal 1937 al 1948) non lo ha mai ricevuto. Se poi dobbiamo ricordare il premio Nobel per la pace in relazione alla doppia candidatura di Iosif Stalin, la sfiorata candidatura di Adolf Hitler, allora chiamamolo più semplicemente "Premio Uomo dell'Anno". Ma a conferire tale premio c’è già il settimanale americano Time. A me il Nobel sembra sempre più vicino al Pallone d’oro oramai sotto scacco degli sponsor. Se dovessi accostare questo Nobel per la pace a un Pallone d'oro specifico, lo accosterei al Pallone d'Oro vinto dal tedesco Matthias Sammer del 1996. Ora ci manca solo che la prossima edizione del Nobel per la Pace vada a Berlusconi che infatti si era già auto-candidato quest’anno e a quel punto Quaresma può vincere il Pallone d'oro.

Giuseppe Diella




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POLITICA
8 ottobre 2009
Commento alla bocciatura del Lodo Alfano di G. Diella
Il lodo Alfano a mio avviso non è una porcata come la legge elettorale. Certo la Costituzione è sacrosanta e va rispettata. Però, non mi sembra che eludere le prime quattro cariche dello stato dai processi sia uno stravolgimento dei principi costituzionali se visti e presi con il buon senso. In altri Paesi questo già esiste senza nessuna complicazione particolare. Il problema di fondo dell'Italia è che negli ultimi trentanni abbiamo avuto tra queste quattro cariche sempre gente invischiata in avvicendamenti processuali imbarazzanti (Andreotti, Craxi, Schifani, Berlusconi, D'Alema eccetera eccetera). Qui sta il vero problema. Se cominciassimo a negare l'ingresso in Parlamento di soggetti condannati, forse a ricoprire le più alte cariche dello Stato arriverebbe una persona onesta (giuro di non essere grillino). L'altro problema è che quando a richiedere il Lodo Alfano è una persona che ne godrebbe sin da subito, la cosa non risulta proprio trasparente. Il giudizio della Corte con un altro presidente del Consiglio forse sarebbe stato diverso. E qui sta il punto.

Reazioni politiche. Di seguito riporto con un aggettivo le più evidenti. Berlusconi: dopato nella reazione, geniale nella battuta alla Bindi. Napolitano: timido. «Finifurbo»: sta al gioco della corda in cui però non vinci se spezzi la corda ma se tiri giù l'avversario. PD: patetico per non aver ancora capito che l'attacco frontale con Berlusconi non funziona (vedi sopra e sotto per chi forse l'ha capito). «Tremontizitto» e lungimirante.


Giuseppe Diella



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ECONOMIA
13 maggio 2009
2 Men show
Mai come negli ultimi giorni l’Italia è stata presente su tutti i giornali stranieri. In particolar modo sono due le questioni calde che tengono le orecchie del globo tese verso il Bel Paese: “Il Berlusconi show” e il “Marchionne Show”. Al primo noi ci eravamo abituati, e forse anche gli stranieri. Quello che forse è inspiegabile per tutti, è come fa una persona della sua età a tirar fuori dal cilindro uno scandalo dietro l’altro. E soprattutto, come fa, nonostante tutto, ad accrescere il suo consenso. Pochezza degli italiani? Potere mediatico? Vuoto che ha “nello schieramento a lui avverso”? Questo vuoto lo ha creato o l’ha trovato? Tante domande a cui è oramai difficile rispondere. Il secondo non ce lo aspettavamo, o per lo meno non in questo momento. Che Marchionne avesse nelle corde capacità imprenditoriali non comuni lo si era notato sin dal suo ingresso in FIAT nel 2004. Di lì, tra una partita di scopone e l’altra, ha messo a segno diversi colpi uno dietro l’altro: rilancio del marchio FIAT, riesumazione della 500, Cavaliere del lavoro, crescita delle vendite, bilanci positivi e così via. Nei primi mesi del 2009 la svolta: Marchionne entra nelle grazie di Obama e si ritrova in pole position per la questione Chrysler a cui seguono, sempre tra uno scopone e l’altro, le rincorse a Opel e a vari “pezzi” di GM. Stakanovista e taciturno, il manager italo-canadese continua la sua sfida personale non avendo, suo malgrado, il tempo per andare al compleanno della figlia del messo comunale di Vancouver.

Giuseppe Diella




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politica estera
27 novembre 2008
Il primo neo di Obama è bianco
Diverse settimane fa accennavo a come l’America stesse affrontando la crisi finanziaria usando il metodo “due pesi due misure”. Ecco, a distanza di due mesi dal pasticcio Lehmann Brothers-AIG la storia si ripete con Citygroup. La storia questa volta è più intrigante perché ad essere coinvolto è niente poco di meno che il neo eletto Barack (Evolution) Obama. Pochi giorni fa è stato firmato l’accordo che prevede 300 miliardi di dollari di garanzie statali per Citygroup, più 20 miliardi di ricapitalizzazione immediata, da aggiungersi ai 25 miliardi già versati settimane fa. L’attore principale del thriller finanziario si chiama Robert Rubin, presidente di CG, con un passato in Goldman Sachs e ministro del Tesoro dell'amministrazione Clinton. Nel ruolo di Presidente di CG è stato lui a spingere affinché Citygroup assumesse rischi sempre più elevati, per rincorrere il modello di business di Goldman Sachs, dimenticandosi che CG non è una banca di investimenti. Veniamo all'oggi. Genera sconcerto la notizia che a Citygroup non sia stata posta nessuna condizione in cambio del massiccio dispiegamento di aiuti statali: neppure la rimozione del top management è all’ordine del giorno, un provvedimento che in questi casi è il minimo prezzo da pagare. A condizioni così generose e lassiste, altre banche potranno essere tentate dal chiedere “il trattamento Citygroup”. Ancor meno trasparente è il fatto che Rubin abbia guidato in prima persona le trattative di Citygroup con il Tesoro. Creando così un pericoloso conflitto d’interessi con l'altro suo ruolo di consigliere di Obama. Nello staff economico presentato dal neopresidente figurano l’amico e collega prediletto di Rubin, Larry Summers, nonché il figlio di Rubin, James. Un brutto pasticcio, aggravato dal fatto che Rubin ha ricevuto dalla Citigroup 160 milioni di dollari di compensi mentre gli azionisti della banca perdevano 250 miliardi.

Giuseppe Diella
POLITICA
19 novembre 2008
Pensieri in ordine sparso
Scrivo queste poche righe da Linate. Quanto si sente in TV è proprio vero: qui l’atmosfera è surreale, silenziosa e nervosa. I voli per Roma sono tutti cancellati e il 50% del traffico di questo aeroporto è dato da voli per Fiumicino. Il silenzio lascia spazio alla riflessione. Diversi i temi.

Obama e il G20 – Obama non ha partecipato al G20. E' toccato ancora a Bush. Tra i due esistono divergenze anche sui temi discussi a Washington. Obama pare intenzionato ad aiutare con fondi pubblici il distretto dell’auto di Detroit (GM, Ford, Chrysler). Come fatto con le banche d’investimento. La scelta, a mio avviso, ha senso. Perché i 700 mld del fondo del tesoro devono essere destinati solo alle banche? Si può pensare di destinare almeno il 5% al settore auto? Con le inevitabili ripercussioni che ci saranno risultano altrettanto fondate le preoccupazioni degli stati europei e asiatici.

Germania immobile – Da una Germania con governo bipartisan (tanto celebrato e acclamato) ci si aspettava una forte spinta riformista. Divisioni tra le compagini interne ci consegnano invece immagini di una Germania immobile. Dispiace. Sia per la natura contagiosa dell’immobilismo in salsa Europea. Sia per la verve poco sfruttata del presidente francese Sarkozy.

Trasparenza – Dopo la barzelletta dei mesi scorsi in cui Banca Intesa vestiva i panni di advisor finanziario e di banca creditrice, siamo di fronte ad un nuovo conflitto d’interesse. E’ di ieri la notizia che Spinetta (A.D. di Air France) ha scelto Mediobanca come partner finanziario per l’acquisizione del 20% di Alitalia. Peccato che il 7,9% del capitale Mediobanca è detenuto da soci CAI (a cui si aggiunge l’2,1% di Fininvest). Sarà trasparente la consulenza finanziaria di Mediobanca? E poi perché nessuno dice che Alitalia non potrà mai avere Lufthansa come partner perché tra penali e rifacimento dei sistemi informativi, il defilarsi da Sky Team (Air France-KLM) porterebbe un’ulteriore perdita secca di 200 Mln di Euro?

Giuseppe Diella

politica estera
17 settembre 2008
Reality Usa

Da mesi continuo a ripetere che le prossime elezioni americane consegneranno al neoeletto presidente un Paese allo sbaraglio. Bene. Ora sembra che quella sensazione si stia trasformando in realtà. Problemi di politica internazionale, catastrofi naturali, dissesti finanziari e via dicendo. Dopo tanti segnali, ecco l’elenco dei disastri che hanno messo in ginocchio l'America su tutti i fronti: Russia, Georgia, Gustav, Hanna, Ike, Merril Lynch, Fannie Mae e Freddie Mac, Lehman Brothers, AIG. Disgrazie meteorologiche a parte, non è semplice capire come si sia potuti arrivare fin qui. A mio avviso gran parte delle motivazioni vanno ricercate nella spettacolarizzazione della politica. Quarti di finale, semifinali, elezione dei panchinari, finalissima. Più che ad elezioni presidenziali, sembra di assistere alle Olimpiadi della politica. Questo deve aver distratto parecchio gli attori sulla scena che hanno commesso nel frattempo errori madornali di politica estera, in Iraq così come in Georgia (convinti ancora di domare un leone buono, ma Putin non è Gorbaciov), di politica economica, con una regolamentazione sui mutui scellerata e permettendo alla Cina di diventare di fatto il primo azionista degli USA, e così via. Alla confusione si devono, secondo me, molti errori imbarazzanti come la gestione difforme di alcune recenti situazioni. L'altro ieri nel caso di Lehman Brothers hanno dato lezione di mercato lasciando fallire una società che ha sbagliato. Un giorno dopo, ieri, con AIG hanno cercato di rimediare “comprando” tramite la Fed il gigante dei mutui e delle assicurazioni. Mi ricollego al post precedente sull’11 Settembre per dire che forse l’attentato ha segnato la svolta simbolica. Come a voler dire: “Cari USA il vostro secolo di gloria è finito!”. Il 4 Novembre, nella puntata finale, gli americani avranno la possibilità di scegliere a chi accollare le responsabilità della crisi. Show must

Giuseppe Diella




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POLITICA
14 luglio 2008
Un colloquio con Robin Hood
Un giorno un signore di nome Giulio incontra un bimbo di nome Cittadino detto “Dino” incuriosito dal tema della Robin Hood Tax e chiede delucidazioni.

D: Ciao Giulio come va?
G: Bene e a te?
D: Bene…ultimamente sono preso dalla vicenda della RobinHoodTax. E’ un nuovo Cartoon?
G: No Dino è una nuova tassa che porterà soldi a uno Stato povero rubando ai ricchi.
D: Ah sì….e quanti soldi porterà? E a chi?
G: Si parla di centinaia di milioni di euro che finiranno nelle casse dello Stato italiano!
D: E chi sarà il principale attore del pagamento?
G: Un’azienda di nome Eni verserà la metà di questi contributi.
D: E di chi è questa azienda?
G: Per quasi metà è dello Stato.
D: Scusa allora vuol dire che per un quarto tale tassa verrà pagata e riscossa dalla stessa persona?
G: Sccc…silenzio non lo ha detto ancora nessuno! Stai zitto…sono 200 euro. Vai a comprarti il gelato.

Giuseppe Diella




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ECONOMIA
7 maggio 2008
I suggerimenti di Putin a Berlusconi

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato oggi la legge sull´accesso di investitori stranieri ai settori strategici di rilievo per la sicurezza della Russia. La norma contiene una serie di limitazioni, che riguardano 42 tipi di attività, tra i quali il nucleare e la prospezione geologica di giacimenti di idrocarburi. In base alla nuova legge una società straniera che punti ad acquisire oltre il 50% di una compagnia di questi settori strategici avrà bisogno di un´autorizzazione da parte di una speciale commissione. Se nel capitale della società straniera c'è una quota statale, allora il permesso diventa necessario per l´acquisto di oltre il 25% delle azioni. Gli organi competenti devono prendere una decisione entro tre, massimo cinque mesi. La nuova legge non ha valore retroattivo, ma gli stranieri che posseggono oltre il 5% di una società inclusa nelle categorie dichiarate strategiche deve comunicarlo alle autorità russe. Che Berlusconi cavalcando l'onda Alitalia non voglia fare lo stesso?

Giuseppe Diella




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POLITICA
3 aprile 2008
Expo 2015…è merito mio!

Nei giorni scorsi è stata assegnata a Milano la manifestazione Expo che si terrà nel 2015. Vivendo a Milano ho assistito un po’ a tutta la campagna portata avanti nel corso dell’ultimo anno: cartelloni, manifestazioni, videowall ecc. E così lunedì da fresco milanese (ho cambiato residenza venerdì scorso proprio per prendermi anch’io i miei meriti) mi sono attaccato ad internet in quel di Udine per ascoltare in diretta l’esito dello spoglio. Saputo della vittoria, di certo non contro New York, ho cominciato a immaginare cosa potrà accadere a Milano in funzione di questo evento e mi sono venuti in mente due esempi della storia recente italiana. E mi sono chiesto: Riuscirà Milano, così come ha fatto Torino per le Olimpiadi invernali, a sfruttare i fondi per rammodernare le infrastrutture e rendersi più affascinante? O riassesteremo alle nefandezze di Italia 90 con soldi sperperati in lungo e in largo che hanno dato come risultato, a soli 18 anni dalla manifestazione mondiale, gli stadi più obsoleti e meno polivalenti d’Europa? Mah chissà….intanto speriamo che finiscano il Duomo e la stazione centrale!

Giuseppe Diella




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27 marzo 2008
AléItalia

Alitalia in mano ai noti. E´ questa la mia ultima sensazione. Provo così a disegnare lo scenario del prossimo anno: Berlusconi porta avanti la voce della cordata "ghost" fino a spazientire Air France che, avendo altro da fare, si stancherà di perdere tempo e mettere a budget un´acquisizione in cui incontra sempre qualcuno pronto a mettergli il bastone tra le ali. E poi? E poi Alitalia, come giustamente ribadito da Schioppa fallirà. A quel punto secondo me Alitalia verrà commissariata e nel periodo di commissionamento, quando i sindacati hanno meno potere, verranno fatti i tagli del personale che nessun management finora è stato in grado di fare. Alitalia diventerà snella come le altre compagnie aeree e diventerà appetibile attraverso una privatizzazione ai soliti noti. A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca (non sono un andreottiano ma quando ce vò ce vò)

Malignità di Giuseppe Diella




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