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SOCIETA'
12 maggio 2009
Educazione in outsorcing
Da qualche tempo mi chiedo se possa esistere un sistema educativo "perfetto", tenendo conto della realtà attuale in cui anche la famiglia pratica l'outsourcing, esternalizzando una funzione centrale: l'educazione. I nostri adolescenti sono educati da Maria de Filippi e dal Grande Fratello, ed anche quelle famiglie (pochissime al nord, più numerose al sud) in cui è rimasto un barlume di razionalità si trovano in difficoltà dovendo combattere con modelli che sanno imporsi con sempre più forza. In altre parole, mi chiedo come trasmettere bene non solo la conoscenza (di fronte ad una scuola che perde qualità) ma anche i valori, dato che anche in situazioni "non degradate" il primo amplesso arriva, in media, a 13-14 anni (soprattutto al nord). Spesso viene proposta, ad esempio, l'istituzione di scuole separate per sesso. Ne parla un articolo del Corriere, secondo cui le ragazze apprendono meglio in classi separate. Tuttavia l'articolo del Corriere non tiene conto del fatto che spesso chi esce da queste scuole ha difficoltà di socializzazione e di relazione con il sesso opposto durante l'università. Per intenderci, spesso ci si ritrova a vivere tipici problemi adolescenziali a 19-20 anni, scoprendo una realtà intorno ben diversa a come era presentata durante gli anni scolastici.

Ecco perchè penso che la scuola ideale debba avere alcune attività a cui gli studenti partecipano divisi per sesso - le ore scolastiche, ad esempio, visto che la ricerca dimostra un maggior apprendimento - ed alcune attività a classi unite - la ricreazione e tutta la formazione extrascolastica come seminari, incontri o corsi di teatro. Una scuola che non faccia semplice "educazione sessuale", ma "educazione agli affetti", senza mai cadere in oscurantismi e tenendo conto delle esigenze dei ragazzi e delle famiglie spesso assenti. Una scuola che crei modelli alternativi ai tronisti ed alle corteggiatrici, alle veline ed ai calciatori. Una scuola che insegni a pensare e che stia attenta alle persone ed a ciò che hanno dentro, avendo cura di ogni studente. Una scuola così potrebbe solo far bene alla nostra democrazia (che forse è malata).

Michele Porcelluzzi



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7 febbraio 2009
Sospesi a divinis officiis
La scorsa settimana ha tenuto banco sulla stampa mondiale il caso del Vescovo negazionista Williamson, uno dei pastori della Comunità San Pio X a cui il Papa ha revocato la scomunica. I lefbveriani sono i seguaci del vescovo francese Marcel Lefbvere che all'indomani del Concilio Vaticano II fondò la Comunità San Pio X in aperto contrasto con la visione ecclesiale "più aperta" che era uscita dal concilio stesso: messa in lingua volgare e celebrata di fronte all'assemblea, nuova visione del popolo di Dio, riconoscimento dell'ultimo vero Papa in Pio XII. Nel 1988 Giovanni Paolo II scomunicò il vescovo francese ed i suoi seguaci perchè aveva ordinato 5 vescovi senza l'autorizzazione della Santa Sede: quelle ordinazioni pertanto, seppur validamente conferite, erano illecite. Nel 2007 il Papa aveva permesso la celebrazione delle messe sia con il rito nuovo, sia con il rito tridentino del Messale del Beato Giovanni XXIII (Messa in latino e di spalle). Nel Dicembre 2008 Benedetto XVI ha revocato la scomunica alla Comunità San Pio X, i cui preti e vescovi rimangono, però, sospesi a divinis officiis: non possono celebare i sacramenti nè predicare, anche se si riconoscono in comunione con il Sommo Pontefice. E' ovvio che il Vaticano nulla sapesse delle dichiarazioni negazioniste di uno dei 5 vescovi lefbveriani, Williamson, rilasciate ad un giornale locale tedesco qualche mese fa. Dopo capziose polemiche giornalistiche, il Papa ha preteso ed ottenuto che egli riconoscesse l'Olocausto, chiudendo una questione che, razionalmente, non doveva nemmeno essere aperta.

Michele Porcelluzzi



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SOCIETA'
31 dicembre 2008
Fine 2008
Il 2008 si chiude nel peggiore dei modi: con l'esplodere di un conflitto antico eppure sempre nuovo. Dopo i razzi lanciati per alcune settimane dalla striscia di Gaza contro le città al Sud di Israele, lo Stato ebraico ha deciso di intervenire con forza, con una dura reazione militare. Se Hamas, movimento estremista palestinese, ha attaccato Israele è per ottenere consensi dal suo popolo. Un attento osservatore sa bene come l'obiettivo attuale di Hamas non sia di uccidere qualche israeliano, ma ottenere una strage di palestinesi che gli permetta di ottenere consensi propogandando una dura lotta contro l'oppressore (da combattere a colpi di kamikaze). Da parte loro, gli israeliani, farebbero bene a seguire il consiglio dell'Unione Europea e di David Grossman. Concedere una tregua per aprire i negoziati dopo aver "mostrato i denti". Perchè combattere ancora non serve a niente, non serve a nessuno. Chi semina violenza raccoglie solo odio odio.

Il nostro Presidente, Giuseppe Spadaro, ha terminato il messaggio di fine anno parlando della capacità di interessarsi agli altri pensando agli occhi dei bambini di Marrakech. Nel 2009 speriamo di vedere immagini così (estratta dal profilo Fb di Carmine Doronzo, presumendo il suo consenso).




Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà
(Isaia, 11,6)


Articolo di Michele Porcelluz
zi





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politica interna
1 dicembre 2008
Trionfo della mediocrità

Gli ultimi avvenimenti politici confermano la tesi, da me avanzata anche in questo blog, della necessità di rinnovare in toto la classe politica italiana. La questione della Commissione di Vigilanza Rai ricorda il caso "De Gregorio", in cui il pittoresco senatore dell'Italia dei Valori fu eletto dall'allora opposizione senza il "placet" del suo partito. Il problema sostanziale questa volta è che il presidente della Commissione di Vigilanza è stato eletto dalla stessa maggioranza che nominerà i consiglieri di amministrazione RAI. Maggioranza di (legittima) proprietà dell'azionista principale di un'altro gruppo televisivo. A questa scontata e "travagliesca" riflessione si aggiunge la mediocrità di certi personaggi. Come lo stesso "presidente eletto" che tarda a dimettersi nonostante i diversi accordi che ne designano il sostituto. Lo stesso Villari nasconde dietro il rispetto delle istituzioni il proprio attaccamento alla poltrona. O come un esponente del Partito democratico che suggerisce in diretta su La7 gli argomenti per atttaccare "gli alleati". In Italia sempre più studenti eccellenti scappano all'estero. Sarà perchè il Paese è governato da pochi, furbi e grotteschi mediocri. Per fortuna, nello schieramento di centrodestra la gioventù avanza: Berlusconi nei suoi "summit di maggioranza" invita ed ascolta anche Renzo Bossi, figlio di Umberto, pluribocciato alla maturità.

Michele Porcelluzzi




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POLITICA
11 giugno 2008
Intercettazioni

L'alto numero di intercettazioni telefoniche disposte dalle Procure italiane non deve scandalizzare visto l'alto numero di reati legati a corruzione, malasanità e associazioni mafiose. Questo potente strumento di prova pone tuttavia non pochi problemi. Innanzitutto non è giusto usarlo per tutti i reati. Il codice di procedura penale, infatti, pone dei limiti: si può procedere solo se c'è un'ipotesi di reato punito con almeno 5 anni di reclusione o se si procede per reati come ingiuria, molestie telefoniche o reati finanziari. E' necessario chiedersi se tramite intercettazioni si possa ricavare la "notizia crimins". Ammettiamo che una persona sia sospettata di terrorismo. Il GIP dispone l'intercettazione. Dalle telefonate emerge che egli sicuramente non è un terrorista ma si vanta con gli amici di scaricare da Internet 100 film al giorno: reato che, senza intercettazioni, non sarebbe mai stato individuato. Possono essere usate queste intercettazioni contro di lui? Un altro problema è la diffusione attraverso i media di parti di intercettazioni che non hanno nulla di penalmente rilevante. Come punire quei giornali che pubblicano intercettazioni telefoniche poco attinenti al "diritto di cronaca" (si pensi alle battute sui sardi del re intercettato)? Un'eventuale nuova regolamentazione dovrebbe coprire questi vuoti legislativi e non vietare ai magistrati di effettuare intercettazioni che, se non penalmente rilevanti, devono assolutamente essere distrutte senza passare dalle redazioni dei giornali.

La mia opinione è che che i politici abbiano un "diritto alla privacy compresso". Dovrebbe essere permessa la pubblicazione di ogni intercettazione, riguardante anche eventuali collegamenti con lobby economiche-finanziarie (vedi D'Alema) e gli orientamenti sessuali, perchè la vita di chi governa deve essere assolutamente trasparente.

Michele Porcelluzzi




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politica estera
13 maggio 2008
Sessantanni di Israele

Le polemiche al Salone del Libro di Torino mi sono sembrate al di fuori di ogni tempo. Negare a Israele il diritto di esistere significa per forza essere antisemita, perchè dare una terra da governare ad un popolo da secoli perseguitato è l'unico metodo per tutelarlo. La società israeliana è un esempio di integrazione, di società "multietnica" perchè lì riesce a convivere pacificamente gente di diversa provenienza (dal cuore dell'Africa alla fredda Siberia), unita solo ed esclusivamente dalla religione: per avere la cittadinanza è necessario solo essere ebrei, e se la "base culturale" è la stessa. D'altra parte è innegabile l'esistenza di numerose differenze dovute alla permanenza, anche per molto tempo, in luoghi completamente differenti. Criticare il comportamento dei governi israeliani, invece, non significa essere antisemiti. Perché è innegabile che nessuno Stato in 60 anni abbia infranto tutte le raccomandazioni fatte dal Consiglio di Sicurezza e che proprio la politica israeliana abbia alimentato e fomentato l'estremismo islamico. D'altra parte nessuna Nazione è stata minacciata così dal terrorismo. Ma ho sempre creduto che non si doveva rispondere con le armi. Bensì con il dialogo. Come ha capito David Grossman, prima sostenitore della guerra in Libano poi, dopo la morte del figlio al fronte, pacifista convinto.

Michele Porcelluzzi




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POLITICA
5 febbraio 2008
Se si fosse razionali

Il sicuro scioglimento delle Camere, potrebbe creare una situazione politico-Costituzionale molto singolare. Da una parte, infatti, ci sono i "referendari", che vogliono votare a tutti i costi i loro quesiti. Dall'altra il Presidente della Repubblica che, obbligato dalla situazione politica attuale, deve sciogliere le Camere. E' vero che una legge del 1970 (n.352) prevede esplicitamente questo caso, facendo slittare i quesiti all'anno successivo alla caduta del Governo. Tuttavia è chiaro che questa è una situazione particolare, in quanto i referendum riguardano proprio le "regole del Gioco" della legge elettorale. Districando questo problema giuridico razionalmente, sarebbe meglio far svolgere prima i referendum, che definiscano la legge elettorale, e poi le elezioni politiche. Che senso ha far svolgere prima le elezioni e poi modificare le regole che saranno applicate solo tra 5 anni? Non aumenta, forse, la capacità decisionale dell'elettorato la possibilità di decidere sia come votare (almeno limitatamente), sia chi votare (diritto sensibilmente limitato dal "Porcellum")? La soluzione all'"impasse istituzionale" può venire solo dalla Corte Costituzionale, poichè i comitati promotori del Referendum, che sicuramente rappresentano un potere costituzionale (Sentenza Consulta n.69/1978, punto 4 delle "considerazioni in Diritto"), potranno ricorrere contro il provvedimento di scioglimento delle Camere. La soluzione sta alla razionalità dei giudici, che peraltro potranno anche sindacare la conformità alla Costituzione della legge che regola i referendum (sopra citata). Quanto a comportamenti razionali, cè da notare il comportamento irrazionale, incoerente ed a tratti "ossessivo compulsivo" di una forza politica che prima ha raccolto le firme, ed ora non vuole la celebrazione del Referendum. Se si voleva modificare una legge per le elezioni politiche del 2011 (o molto prima...), a maggior ragione si dovrebbe voler modificare le regole di quelle elezioni che si svolgeranno quest'anno. Se si fosse razionali. E se si fosse razionali non si avrebbe paura di rinviare di pochi mesi le elezioni, con la vittoria elettorale in tasca. Quanto alle proposte di leggi elettorali avanzate anche da esimi giuristi su questo blog, vorrei far notare, con tutta l'umiltà di chi è ancora all'Università, che la legge elettorale attuale, prevedendo "l'indicazione del premier", non può svuotare i poteri i poteri attribuiti al Capo dello Stato, dall'art.92 secondo comma della Costituzione. Se il principio gerarchico (per cui una legge ordinaria non può modificare una norma costituzionale) è ancora valido, quella parte della legge è illegittima, a meno che non sia interpretata conformemente alla Costituzione, per cui il Capo dello Stato non ha alcun obbligo, giuridico o morale, di nominare Presidente del Consiglio il "premier" designato. Così come, se quel premier dovesse "cadere" non è obbligato a sciogliere le Camere. Dunque, a che serve l'indicazione del Premier nella legge elettorale?

Michele Porcelluzzi




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POLITICA
30 gennaio 2008
La speranza e la responsabilità

C'è un unico modo per uscire dalla crisi politica. Ed anche se richiede coraggio ed una singolare forza di incidere sulla realtà, è necessario cambiare il "sistema dei partiti". Hanno deluso tutti, pochissimi si sentano pienamente rappresentanti da un partito o da una coalizione, che spesso risulta una vera e propria cozzaglia di idee completamente contrastanti. Fini è alleato di Bossi, che disprezza la bandiera italiana. La Senatrice Binetti, cattolica praticante, è in coalizione con la Rosa del Pugno. Entrambe le coalizioni sono incapaci di fare riforme. Nemmeno su quella elettorale si troveranno d'accordo. Figuratevi su quelle istituzionali! Difronte a tanta incoerenza, a tanti partiti che in realtà esprimono l'opinione di nessuno, non è il caso di chiedersi se bisogna ripensare completamente la politica? Il periodo del "governo tecnico" doverebbe servire innanzitutto a cambiare il sistema dei partiti, con una rivoluzione che venga dal basso, magari proprio dai nostri coetanei che militano in un qualche movimento politico giovanile. Quando supereremo la vecchia divisione fra destra e sinistra, e capiremo che c'è poco da discutere e sono poche le possibilità razionali per migliorare il nostro paese, quando saremo capaci di liquidare TUTTI, ma proprio TUTTI gli attuali leader di partito e scegliere i nostri governanti tra le persone migliori che la nostra nazione forma, allora avremo un paese efficiente. Ma ogni popolo ha il governo che si merita. 

Michele Porcelluzzi




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POLITICA
25 gennaio 2008
Ma quale legge elettorale?

Non c'è nessuna novità. Nessuna notizia. Eravamo e siamo una repubblica delle banane. Il dibattito di ieri al Senato ha dimostrato che abbiamo molto da invidiare a democrazie come il Brasile, il Cile o l'India. In Campania l'immondizia è per le strade. In Sicilia governa un cittadino condannato per aver favorito non la mafia, ma un mafioso. Non è stato concesso ad un Capo di Stato estero di parlare alla Sapienza. Al Senato, che dovrebbe ospitare i "saggi" del paese, volano parolacce e sputi. Perchè, dunque, meravigliarsi se studenti girano video assurdi nelle scuole, o allo stadio qualcuno sfonda i vetri con i tombini? Se nell'emiciclo del Senato si può sputare liberamente, in curva si potrà far peggio! La cosa preoccupante, ora, non è che sia caduto un governo. E' successo tante volte. Ora ciò che preoccupa è il futuro. Perchè tornare alle elezioni significa, per tutti, dover scegliere tra partiti che farebbero meglio a sciogliersi, a cambiare faccie e persone. Hanno tutti esaurito il loro tempo, e non solo Prodi e Berlusconi, che farebbero meglio ad "andarsi a ritirare". Ma anche Veltroni, "il vecchio che avanza", che è stato l'artefice della caduta del governo. Il PD ed il "PdL" sono già vecchi. Rimane il partito della massoneria, i finti democristiani, ed i comunisti borghesi. Prima di una nuova legge elettorale, servono nuovi partiti. Perchè possiamo anche trovare un ideale sistema elettorale perfetto, ma se rimangono sempre le stesse persone sentiremo suonare sempre la stessa canzone.

Michele Porcelluzzi




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POLITICA
11 gennaio 2008
Napoli cartone di tornasole

Lo spettacolo che in questi giorni è messo in scena in Campania è l'ennesima dimostrazione della miopia e dell'incapacità dei politici italiani. La nostra classe politica "Tira a campare", come ha detto recentemente Ciampi. Ciò accomuna tristemente sia il centrodestra sia il centrosinistra. Tuttavia l'inadeguatezza dei nostri politici non è l'unica causa del caos, in quanto intorno ai rifiuti ci sono troppi interessi da dover dirimere. E' ovvio che la violenza che si consuma per le strade è lo sfogo di malesseri che nascono altrove: come negli stadi italiani, così in Campania in questi giorni si crea caos per esprimere la propria insoddisfazione della vita, non tanto per protestare contro i rifiuti. Ed è impossibile non vedere le mani di qualche organizzazione criminale che sicuramente eccita gli animi per tutelare i propri interessi. Parlando chiaro: la Camorra ha interesse a destabilizzare l'ordine pubblico ed a continuare a tenere le mani sul riciclaggio dei rifiuti. E ciò toglie credibilità a chi protesta pacificamente, preoccupato per la propria salute. Perché non è possibile continuare ad interrare rifiuti, l'unica soluzione sono i termovalorizzatori. E si smetta di dire che inquinano e fanno venire i tumori: in una delle città in cui vivo, Brescia, è presente uno dei più tecnologici termovalorizzatori del mondo: bruciano rifiuti, creano energia elettrica e riscaldamento per la città. I rifiuti vengono bruciati ad altissime temperature, tale per cui anche la diossina viene eliminata. Nei pressi dello stabilimento l'inquinamento dell'aria è al di sopra della media regionale ma al di sotto del limite di sicurezza. E' ovvio però che costruire i termovalorizzatori toglierebbe business alle organizzazioni criminali, ed è legittimo sospettare che la popolazione sia terrorizzata da questi stabilimenti in via strumentale: farebbero male solo ai camorristi, non ai cittadini.

Michele Porcelluzzi




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