Lunedì
in Consiglio regionale procediamo ala riduzione del numero di componenti di
quell’assemblea, così come mi ero impegnato a fare a maggio 2010. E’ solo un
esempio del lavoro che ho svolto in questo anno e mezzo da segretario
regionale, per tirar fuori dal pelo dell’acqua questo Pd, liberarlo dalle
logiche personalistiche, farlo diventare uno strumento dell’interesse dei cittadini
della Puglia. Non sarà il caso di ricordarlo, di valorizzare il ruolo dei tanto
vituperati partiti? Sergio Blasi, segretario regionale dei democratici,
naturalmente risponde di sì, che è il caso di valorizzare quel ruolo. E di
ricordarlo anche a chi, nella classe dirigente, litigando, polemizzando,
escludendo le donne dai ruoli di governo, tradisce le aspettative degli
elettori. Abbiamo già visto fallire esperienze di governo nel Sud: in Calabria, in Campania, il centrosinistra pugliese
ha grandissime responsabilità. Dimostrare che è possibile governare il Sud.
Segretario Blasi,
soffia forte il vento dell’antipolitica, anche in Puglia. Lei, componente della
classe dirigente, come risponde a chi ce l’ha con la “casta”?
Ci
sono due aspetti in questo gran parlare di costi della politica. Il primo:
mentre si chiedono sacrifici enormi a tutti gli italiani, perché una
specialissima categoria di italiani, i politici, dovrebbero essere esentati dal
pagare? E’ giusto invece invocare tagli alla spesa pubblica.
Infatti in tanti ora
chiedono al presidente Vendola di ridurre la sua indennità.
E
hanno ragione. Non servirà dal punto di vista contabile, certo. Ma a volte chi
ha compiti di responsabilità deve dare l’esempio. Per ristabilire un rapporto
di fiducia con i cittadini.
L’altro aspetto qual è?
Parlare
della “casta” è un’arma di distrazione di massa: serve a far sparire dal
dibattito pubblico lo stato di crisi in cui versa questo Paese. E la manovra che,
incidendo direttamente sul ceto medio, mette in ginocchio l’Italia.
Comunque lei è per la
riduzione dei costi della politica.
Io
sono quello che ha presentato l’ordine del giorno in cui chiedevo ai colleghi
consiglieri regionali di rinunciare al recupero di quel 10 per cento tagliato
nel 2006: non importa se se ne ha il diritto giuridico, non se ne ha il diritto
politico e giuridico.
Da segretario del
partito di maggioranza relativa, che pensa delle frequenti polemiche tra i due
massimi rappresentanti del centrosinistra pugliese, Emiliano e Vendola?
Non
servono. Le persone sono stanche di assistere ai violenti scambi di accuse tra
esponenti della classe dirigente, più impegnati a competere su chi ha i
bicipiti più allenati, che a discutere su progetti e obiettivi. Il litigio
continuo stanca, allontana dalla politica.
Vendola ed Emiliano,
però sembrano avere punti di vista diversi nel merito delle questioni: lei è il
sindaco della Taranta, che pensa della polemica sull’utilizzo dei fondi Fesr?
Ha ragione Emiliano che accusa l’amministrazione Vendola di non saperli
spendere per una politica culturale di successo?
Fino
al 2005 l’unica politica culturale regionale era quella dei contributi a
pioggia. L’amministrazione Fitto non dava un euro per la Taranta,
manifestazione – mi si consenta di dirlo – più innovativa nell’Europa degli
ultimi quindici anni, come veicolo di promozione del territorio. Non lo dico
io, ma due libri usciti nelle ultime settimane, come l’autobiografia di Stewart
Copeland. Questa amministrazione, invece, ha avviato un lavoro per fare della
cultura una delle infrastrutture su cui regge lo sviluppo. Come le strade e le
fogne. Invece di far polemiche su singoli eventi, ragioniamo insieme: la giunta
Vendola sta riuscendo nell’obiettivo o no?
Vendola, d’altro canto,
ha pubblicamente criticato Emiliano per la scarsissima presenza di donne nella
sua giunta?
Primo,
il contributo delle donne è un valore in sé: chi ne fa a meno, fa un danno alla
sua attività di governo. Secondo, la parità di genere è imposta da leggi,
statuti degli enti e del Pd, programmi elettorali: chi non vi sia attiene si
dimostra inaffidabile.
Emiliano dice di aver
accolto, per le nomine nelle aziende, le indicazioni dei consiglieri comunali.
A
me non piace il manuale Cencelli. E seguirlo non è l’unico modo di fare le
nomine: l’abbiamo dimostrato o no, proprio noi del Pd, imponendo un cambiamento
epocale nella scelta dei direttori delle Asl?
A proposito di sanità,
alla luce di quel che sta accadendo a Milan, non è stata avventata la scelta
della Regione di collaborare con il Sa Raffaele?
La
Regione ha tentato di portare qui un centro di eccellenza. All’epoca tutti
hanno plaudito alla scelta. Oggi scopriamo cose prima non note. Vediamo se è il
caso di cambiare rotta. Ma il presupposto, dare un centro di ricerca di
eccellenza a un territorio violentato come quello di Taranto, era giusto.
Fonte:
pagina 2 Corriere del Mezzogiorno
Data:
Domenica 24 Luglio 2011
Intervista
di Adriana Logroscino