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25 luglio 2011
Blasi (PD) da 70 a 60 consiglieri regionali in Puglia

Lunedì in Consiglio regionale procediamo ala riduzione del numero di componenti di quell’assemblea, così come mi ero impegnato a fare a maggio 2010. E’ solo un esempio del lavoro che ho svolto in questo anno e mezzo da segretario regionale, per tirar fuori dal pelo dell’acqua questo Pd, liberarlo dalle logiche personalistiche, farlo diventare uno strumento dell’interesse dei cittadini della Puglia. Non sarà il caso di ricordarlo, di valorizzare il ruolo dei tanto vituperati partiti? Sergio Blasi, segretario regionale dei democratici, naturalmente risponde di sì, che è il caso di valorizzare quel ruolo. E di ricordarlo anche a chi, nella classe dirigente, litigando, polemizzando, escludendo le donne dai ruoli di governo, tradisce le aspettative degli elettori. Abbiamo già visto fallire esperienze di governo nel Sud: in  Calabria, in Campania, il centrosinistra pugliese ha grandissime responsabilità. Dimostrare che è possibile governare il Sud.

 

Segretario Blasi, soffia forte il vento dell’antipolitica, anche in Puglia. Lei, componente della classe dirigente, come risponde a chi ce l’ha con la “casta”?

Ci sono due aspetti in questo gran parlare di costi della politica. Il primo: mentre si chiedono sacrifici enormi a tutti gli italiani, perché una specialissima categoria di italiani, i politici, dovrebbero essere esentati dal pagare? E’ giusto invece invocare tagli alla spesa pubblica.

 

Infatti in tanti ora chiedono al presidente Vendola di ridurre la sua indennità.

E hanno ragione. Non servirà dal punto di vista contabile, certo. Ma a volte chi ha compiti di responsabilità deve dare l’esempio. Per ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini.

 

L’altro aspetto qual è?

Parlare della “casta” è un’arma di distrazione di massa: serve a far sparire dal dibattito pubblico lo stato di crisi in cui versa questo Paese. E la manovra che, incidendo direttamente sul ceto medio, mette in ginocchio l’Italia.

 

Comunque lei è per la riduzione dei costi della politica.

Io sono quello che ha presentato l’ordine del giorno in cui chiedevo ai colleghi consiglieri regionali di rinunciare al recupero di quel 10 per cento tagliato nel 2006: non importa se se ne ha il diritto giuridico, non se ne ha il diritto politico e giuridico.

 

Da segretario del partito di maggioranza relativa, che pensa delle frequenti polemiche tra i due massimi rappresentanti del centrosinistra pugliese, Emiliano e Vendola?

Non servono. Le persone sono stanche di assistere ai violenti scambi di accuse tra esponenti della classe dirigente, più impegnati a competere su chi ha i bicipiti più allenati, che a discutere su progetti e obiettivi. Il litigio continuo stanca, allontana dalla politica.

 

Vendola ed Emiliano, però sembrano avere punti di vista diversi nel merito delle questioni: lei è il sindaco della Taranta, che pensa della polemica sull’utilizzo dei fondi Fesr? Ha ragione Emiliano che accusa l’amministrazione Vendola di non saperli spendere per una politica culturale di successo?

Fino al 2005 l’unica politica culturale regionale era quella dei contributi a pioggia. L’amministrazione Fitto non dava un euro per la Taranta, manifestazione – mi si consenta di dirlo – più innovativa nell’Europa degli ultimi quindici anni, come veicolo di promozione del territorio. Non lo dico io, ma due libri usciti nelle ultime settimane, come l’autobiografia di Stewart Copeland. Questa amministrazione, invece, ha avviato un lavoro per fare della cultura una delle infrastrutture su cui regge lo sviluppo. Come le strade e le fogne. Invece di far polemiche su singoli eventi, ragioniamo insieme: la giunta Vendola sta riuscendo nell’obiettivo o no?

 

Vendola, d’altro canto, ha pubblicamente criticato Emiliano per la scarsissima presenza di donne nella sua giunta?

Primo, il contributo delle donne è un valore in sé: chi ne fa a meno, fa un danno alla sua attività di governo. Secondo, la parità di genere è imposta da leggi, statuti degli enti e del Pd, programmi elettorali: chi non vi sia attiene si dimostra inaffidabile.

 

Emiliano dice di aver accolto, per le nomine nelle aziende, le indicazioni dei consiglieri comunali.

A me non piace il manuale Cencelli. E seguirlo non è l’unico modo di fare le nomine: l’abbiamo dimostrato o no, proprio noi del Pd, imponendo un cambiamento epocale nella scelta dei direttori delle Asl?

 

A proposito di sanità, alla luce di quel che sta accadendo a Milan, non è stata avventata la scelta della Regione di collaborare con il Sa Raffaele?

La Regione ha tentato di portare qui un centro di eccellenza. All’epoca tutti hanno plaudito alla scelta. Oggi scopriamo cose prima non note. Vediamo se è il caso di cambiare rotta. Ma il presupposto, dare un centro di ricerca di eccellenza a un territorio violentato come quello di Taranto, era giusto.

 

Fonte: pagina 2 Corriere del Mezzogiorno

Data: Domenica 24 Luglio 2011

Intervista di Adriana Logroscino




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30 luglio 2010
Divorzio tra Berlusconi e Fini




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musica
29 giugno 2010
Malsopportati











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politica interna
28 giugno 2010
A domanda, nessuna risposta
Dov'è finita la rivoluzione liberale di cui il Paese ha bisogno?

Ernesto Galli della Loggia - Corriere 28 Giugno 2010



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musica
27 giugno 2010
Tre versioni di un capolavoro








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24 giugno 2010
Savino Divincenzo (da Barletta) esalta la Corsica in cucina


Savino Divincenzo, il giovane grande chef internazionale specializzato in preparazioni a base di pesce ha conquistato il palato esigente dei Corsi e dei turisti che approdano nella magica isola durante i mesi estivi delle vacanze. La nomea dei suoi primi piatti di pesce e del pescato sempre freschissimo declinato in infinite preparazioni hanno ben presto fatto il giro della Corsica tramite il passa parola dei gourmet che hanno avuto la fortuna di frequentare il Ristorante cult di Savino e Flora, splendida francesina compagna di vita e di lavoro. La pasta rigorosamente tirata a mano secondo le tradizioni e gli antichi sapori della murgia costiera pugliese, sua terra natia, contribuisce a dare carattere di unicità ai suoi piatti proposti con controllata creatività acquisita facendo esperienza nei ristoranti di diversi continenti. Dal cielo grigio di Oud Beijerland in Olanda al sole di Naples in Florida, da Stoccolma a Londra per approdare in Corsica, è il percorso esperenziale nelle realtà più rilevanti della ristorazione internazionale affrontato da Savino Divincenzo prima di aprire il suo attuale tempio culinario affacciato sul Mediterraneo e deliziare soprattutto i tanti turisti vacanzieri durante la bella stagione estiva. L’interesse dello chef per l’arte di Apicio risale a diversi anni or sono quando, partito coraggiosamente da Barletta alla conquista del mondo, ebbe la fortuna di iniziare il suo percorso lavorativo come aiuto chef in un noto ristorante olandese per arrivare in breve tempo a decidere da solo la pianificazione e l’approvvigionamento della prestigiosa cucina. Nuovi profumi e sapori nord europei solleticano i sensi incuriositi dell’allora giovanotto Savino consentendogli la creazione di una sorta di cucina “fusion” con piatti della tradizione mediterranea abbinati a sentori tipici dei luoghi nordici. Affinando ulteriormente la formazione in giro per i quattro continenti ha dato vita nel tempo ad una forma di cucina assolutamente intrigante e accortamente creativa con una nota di tradizione marcatamente mediterranea e con una solarità tipica della sua terra d’origine.

Articolo di Eva Kottrova



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10 giugno 2010
Lettera a Berlusconi della scrittice albanese Elvira Dones
La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

NATA FEMMINA

"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones




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15 maggio 2010
A domanda, risposta (Gianni De Michelis) N. 1
Cosa prova un ex ministro che ha firmato il Trattato di Maastricht a essere arroluato da un suo ex allievo a 1950 netti al mese?

Prende atto dei corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Sono molto grato a Brunetta per avermi offerto questa opportunità di sopravvivenza. Per uno che ha fatto politica tutta la vita, finire ai giardinetti è la premessa della morte.

Tratto dall'intervista di Stefano Lorenzetto a Gianni De Michelis.
Pubblicata su Panorama del 20 Maggio 2010.



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politica interna
7 maggio 2010
Fini e Vendola: nuove leadership a confronto
 

Gianfranco Fini e Nichi Vendola sono leader molto diversi, legati, strano a dirsi, da più analogie. Entrambi provengono da cosiddette forze politiche anti-sistema. Gianfranco Fini è figlio del Movimento Sociale Italiano. Nichi Vendola ha mosso i suoi primi passi nel Partito Comunista Italiano. Entrambe forze politiche "condannate" per lungo tempo all'opposizione.

Fini e Vendola si sono molto impegnati, nei rispettivi percorsi politici, a spostare l’asse dei partiti di appartenenza verso una cultura politica più di governo. Con la nascita di Alleanza Nazionale, Fini ha fatto della destra italiana una destra legittimata a pieno titolo a governare il Paese. Nichi Vendola, dalla sua prima elezione del 2005, è l’unico presidente di Regione in Italia proveniente dalla sinistra radicale.

Fini e Vendola percorrono insieme l’ambizione alla leadership. Ci sono differenze nel modo in cui essi vi lavorano: mentre Fini appare da oggi deciso e determinato a sfidare la leadership – sinora incontrastata – di Silvio Berlusconi, Vendola sembra attuare una strategia più attendista. Continua a schivare – per calcolo più che per scaramanzia – ogni forma di investitura ufficiale, consapevole com’è che, pur in assenza di fughe in avanti, verrà il tempo in cui qualcuno dovrà chiedergli di assumere una responsabilità per conto dell’intero centrosinistra. Le sempre più frequenti partecipazioni televisive stanno lì a dimostrare come lo stesso Vendola ri-conosca l’importanza di porsi all’attenzione del grande pubblico in attesa di capire come si mettono le cose per il Governo e, di conseguenza, per il centrosinistra. Secondo molti Vendola, in caso di elezioni politiche anticipate, sarebbe la figura più adatta per rappresentare l’intero centrosinistra.

Fini e Vendola segnano entrambi punti di discontinuità rispetto all’establishment politico cui appartengono. Vendola possiede e parla un linguaggio nuovo. Diverso dal linguaggio consueto della politica. Punta alla parte emotiva di un elettorato troppo spesso demotivato che se ne sta a casa da un po' di tempo a questa parte. Fini spera di riconvertire una base elettorale di destra troppo schiacciata, a suo dire, su posizioni poco attente a valori come la legalità o la coesione nazionale. A destra Fini è il più attento a mutamenti in atto nella nostra società. A questi intende dare risposte facendo sue proposte come l’estensione del voto amministrativo agli immigrati in Italia da più tempo. Fini si sforza di rappresentare un modello di destra europea. Non a caso tra i suoi modelli rientra la destra francese di Sarkozy. Dal punto di vista organizzativo Fini conta di radicare la propria proposta politica grazie alla nuova creatura chiamata «Generazione Italia». Pur muovendosi all’interno dello spazio politico del Popolo della Libertà, Fini cerca aumentare il peso del suo progetto politico. Vendola ha sperimentato, nell’ultima campagna elettorale da presidente uscente della Regione Puglia, le cosiddette «Fabbriche di Nichi». Fabbriche sorte spontaneamente in tutta la Puglia, popolate da ragazze e ragazzi che apprezzando l’operato di Vendola si sono trasformati in suoi volontari.

L’affermazione di ogni leadership ha di per sé una rilevanza politica. L’eventuale successo di Fini nel centrodestra e la ascesa di Vendola alla guida del centrosinistra fornirebbe all’Italia uno scenario fortemente bipolarista. Fini è da tempo bipolarista convinto. Sono altrettanto note le sue posizioni a favore di un sistema presidenzialista. Senza spingerci a tanto, si può almeno dire che con Vendola assisteremmo ad una spinta da sinistra verso il centro. La sua azione di governo in Puglia testimonia uno sforzo teso a coniugare le culture politiche interne al centrosinistra non senza attenzioni per la cultura più moderata e cattolica. Tra i rischi che l’affermazione delle leadership di Fini e Vendola potrebbero servire a scongiurare c’è la confusione nella distinzione intuitiva tra destra e sinistra. Proprio il motivo per cui, secondo qualcuno, le leadership di Fini e Vendola faranno fatica ad affermarsi. I diretti interessati, intanto, hanno deciso di provarci.


Giuseppe Spadaro per Termometropolitico.it



permalink | inviato da murocontromuro il 7/5/2010 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
4 maggio 2010
Scajola si è dimesso




permalink | inviato da murocontromuro il 4/5/2010 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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